For green grass and clean rivers, children with bright eyes and good color, and people safe from being pushed around - for a few things like these, I find I am pretty ready to think away most other political, economic and technological advantages.
Ci troviamo in una scuola primaria statale, per intenderci quella che un tempo si chiamava scuola elementare.
CROCE VIA
Il crocifisso, simbolo di sofferenza che non può offendere nessuno
Il diritto di crescere con le giuste opportunità per una maturazione affettiva e cognitiva che rispetti i tempi biologici che la natura c’impone, dovrebbe essere sacrosanto per tutti. La storia, però, c’insegna che questo diritto più volte è stato calpestato a favore di soprusi, violenze e interessi poco nobili. Ancora oggi in molte parti del mondo, ed è triste constatarlo, bambini e ragazzi non godono di condizioni ottimali per una crescita equilibrata. Sono giovani che vivono in condizioni ambientali, economiche e politiche poco favorevoli, ai quali è stata scippata con forza una delle ere più belle della nostra esistenza: l’infanzia. Un libro che conduce alla riflessione su questo aspetto, l’infanzia rubata, è quello dello scrittore ungherese György Dragoman, che per la prima volta si presenta al pubblico di lingua italiana con il romanzo “Il re bianco” (Einaudi); un volume che sta suscitando grande interesse in tutto il mondo, molte sono le traduzioni in corso, e che ci rivela un narratore interessante di cui ancora non si conosce molto.
Sull'ultimo romanzo di Antonio Scurati
Cari amici,
di Mauro Trotta
Lettera aperta alla Gelmini
di Norma Rangeri
Qualche giorno fa alcuni parlamentari della Lega Nord hanno preteso che nella riforma della scuola - ora all'esame della Commissione Cultura della Camera - fosse inserito come prova di selezione degli insegnanti un test sulla conoscenza della storia, delle tradizioni e del dialetto della regione in cui intendono insegnare.
Questa volta vi metto a disposizione (l'ho trovato su google books, anche se l'anteprima del libro è limitata) il libro "La prima guerra del football e altre guerre di poveri" di Ryszard Kapuściński.
di Sara Farolfi
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