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Le elezioni sono solo un piccolo tassello di tutto cio' in cui ancora crediamo.
Per questo mi affanna pensare alla scadenza di aprile ma ancor di piu' mi preoccupa il dopo, come ripartire, come dare corpo ad un ideale nel quale ancora molti oggi si riconoscono" Questa è la domanda appassionata nell'intervento che Peppe ha lasciato una settimana fa nel Forum.
Un invito a lavorare con una prospettiva comune anche dopo il 14 aprile
In queste settimane ho ripetuto ossessivamente a tutte le persone che mi conoscono che mai come in questa tornata elettorale sono stato cosi' indeciso.
Ho letto con attenzione i due messaggi pubblicati dal forum sulle elezioni ed entrambi non mi convincono.
Nel primo caso si propone l'astensione attiva, dando per scontato con eccesso di sufficienza e permettetemi, un po' di populismo che tutte le forze politiche sono eguali e che tutto quello che ci si presenta davanti in queste elezioni e' immondizia. La delusione per la fine del Governo Prodi e per il bilancio negativo degli ultimi lustri certo non puo' autorizzarci a ritenere la via parlamentare come assolutamente ininfluente e distante dalla realta' , almeno per quello che rappresenta la mia esperienza politica e la mia vita quotidiana. Nonostante cio' pero' ritengo esagerato il messaggio contenuto nel pezzo di Alessandro dove la questione del seggio senatoriale alla Marche sembra divenire questione centrale e assolutamente risolutoria chissa' di quali problemi. Non vorrei che anche noi ci facessimo prendere la mano da una concezione tutta localistica della politica per cui (Veltroni docet) ogni regione deve avere il suo senatore se non il suo ministro! Una visione francamente molto discutibile e rivelatrice di un esigenza piu' di "ansia da prestazione" del proprio partito che di risposta alle tante domande che avrei da fare alla politica. Ritengo che il dramma piu' evidente in cui e' piombata la sinistra e i tanti movimenti italiani dell'ultimo decennio e' la perdita di speranza e di cognizione nei propri mezzi. Una sinistra pur forte al governo ma completamente inesistente e azzerata sul piano della capacita' di mobilitazione e di conflitto sociale vale poco piu' di nulla ed e' destinata a scomparire. Ma gli ultimi quindici anni ci dimostrano che le esperienze di governo (locale e nazionale) hanno fatto sempre ripiombare le lotte sociali in cantina.
L'ultimo rapporto del Censis parla della societa' italiana e la rappresenta con un termine che mi ha molto incuriosito: "poltiglia sociale". Nonostante cio' individua in essa una miriade di realta' associative, sindacali, di movimento, no-profit e di volontariato autonome da lobby economiche che ci pone in Europa al primo posto. La forza che siamo riusciti a mostrare da Firenze e Genova in poi, non si e' annullata, ma ha continuato a lavorare come prima e forse anche di piu', ma nell'ambito ristretto della singola realta' , nella quotidianita' , ma senza un progetto politico di fondo di trasformazione della societa' , dei modelli economici e politici e degli squilibri che tali modelli ci lasciano.
Le elezioni sono solo un piccolo tassello di tutto cio' in cui ancora crediamo.
Per questo mi affanna pensare alla scadenza di aprile ma ancor di piu' mi preoccupa il dopo, come ripartire, come dare corpo ad un ideale nel quale ancora molti oggi si riconoscono. Questi ultimi anni che mi hanno visto un po' distante dal partito, mi hanno fatto guardare con piu' interesse e curiosita' al mondo associativo, e ho scoperto oltre che persone eccezionali, vitalita' politiche impensabili, capacita' di analisi e di pratica che nella mia lunga esperienza di partito non avevo mai visto.
Nel 1994 l'allora gruppo dei "giovani comunisti" di Fermo organizzo' una giornata di incontro e confronto tra i giovani impegnati in politica e quelli impegnati nel volontariato e nell'associazionismo. Un incontro che ricordo con emozione e che ci vedeva impegnati nel sostenere che senza la politica nulla poteva cambiare, lo penso ancora, ma oggi pur sedendo ancora dalla stessa parte di sempre, osservo dall'esterno, senza pero' dimenticare e rinnegare i maestri che mi hanno fatto vivere e capire che senza un progetto di massa nulla e' modificabile sul piano dei rapporti di forza nella societa' .
Rosa Luxemburg scriveva: non esiste nessuna circostanza in cui il proletariato sia costretto ad abbandonare il suo programma, o essere abbandonato da esso.....innanzi tutto il passaggio dalla societa' capitalista alla societa' socialista non puo' avvenire in un colpo solo, attraverso un colpo di mano vittorioso del proletariato. La rivoluzione socialista presuppone una lunga ed accanita lotta, nel corso del quale il proletariato verra' ricacciato indietro piu' d'una volta......arriviamo naturalmente a concludere anche qui che la raccomandazione dei revisionisti di abbandonare lo scopo finale socialista porta ad abbandonare tutto il movimento socialista.
Lentezza e pazienza!
Peppesant
messaggio pubblicato sul
Forum
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